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    Emanuele Caracci
    Nato il 22 marzo 1995 a Roma.
    Risiedo a Rocca Di Papa (RM).

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    L' Ermetismo

    Caratteri Generali

    La poesia ermetica sorge intorno agli anni Venti e si sviluppa negli anni compresi tra le due guerre mondiali, esaurendosi gradatamente nel secondo dopoguerra sotto l'irrompere del Neorealismo. Il Termine "Ermetismo" (così come l'aggettivo "ermetico") deriva da Ermete o Mercurio, il dio delle scienze occulte, e fu adoperato in senso dispregiativo per indicare la nuova poesia da Francesco Flora, che accusò i poeti ermetici di oscurità e indecifrabilità, per la loro lirica concentrata, rarefatta, Scarna e allusiva, come se fosse una scienza occulta. La poesia ermetica si muove nell'ambito generale del Decadentismo, ma di tutte le poetiche decadenti fa sua e sviluppa in particolare quella dei simbolisti francesi. Perciò è anche detta poesia neo-simbolista.

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    Contenuti e forme della poesia ermetica

    Per quanto riguarda i contenuti, la poesia ermetica persegue l'ideale della "poesia pura", libera cioè non solo dalle forme metriche e retoriche tradizionali, ma anche da ogni finalità pratica, didascalica, celebrativa, narrativa e descrittiva. Il motivo centrale della nuova poesia è il senso della solitudine disperata dell'uomo moderno che, perduta la fede negli antichi valori, non ha più certezze a cui ancorarsi saldamente, in un mondo sconvolto dalle guerre. Ne consegue una visione della vita sfiduciata, Ungaretti «uomo di pena» che si sente in esilio in mezzo agli altri, Montale che vede negli aspetti quotidiani della realtà «il male di vivere», Quasimodo che ricorda il destino di ogni uomo inchiodato alla vita che presto si concluderà con la sera della morte.

    Ad aggravare il senso della solitudine concorrono altri elementi: l'incomunicabilità, l'alienazione e la frustazione. L'incomunicabilità cioè l'incapacità e l'impossibilità di un colloquio fiducioso con gli altri; l'alienazione, ossia la coscienza di essere ridotti a un ingranaggio nella moderna civiltà di massa; la frustrazione, ossia la coscienza del contrasto tra una realtà quotidiana sempre banale e deludente e l'ideale di una vita diversa. Temi così desolati non potevano certamente essere espressi con il linguaggio e le forme della poesia romantica e positivistica, perciò i poeti ermetici vanno alla ricerca di nuove forme che meglio rispecchino il loro stato d'animo, e le trovano nelle parole essenziali, scabre, secche, che esprimono la condizione di chi, perdute le antiche certezze e privo di illusioni e di fede, si ripiega su se stesso e scopre la propria miseria e la propria angoscia esistenziale.

    Caratteristica della poesia ermetica è pertanto l'uso frequente dell'analogia e della sinestesia. L'analogia è l'accostamento, immediato di due immagini, situazioni, oggetti tra loro lontani, fondato su un rapporto di somiglianza o di uguaglianza. Ad esempio: Sono pioggia di nube(Ungaretti), ossia mi sento fresco e leggero come la pioggia che in primavera scende da una nuvola chiara. La sinestesia significa letteralmente "percezione simultanea", e consiste nell'accostamento di sensazioni diverse avvertite simultaneamente. Ad esempio «l'urlo nero» di una celebre poesia di Quasimodo (E come potevamo noi cantare /... all'urlo nero / della madre che andava incontro al figlio / crocifisso sul palo del telegrafo?), dove simultaneamente si percepisce una sensazione uditiva (l'urlo) e una sensazione visiva (nero = cupo, tragico, disperato). I principali rappresentanti dell'Ermetismo furono Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale e Salvatore Quasimodo.

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